Un popolo tifoso….??

So già che molti di voi, leggendo questo post, penseranno che sto mettendo insieme pensieri confusi….ma chissà, a me han fatto molto riflettere.

Noto che ultimamente(!!!??) vengono dette, fatte (o create ad arte) delle cose che tendono sempre a creare opposte fazioni nella popolazione italiana su diversi argomenti.

Già partendo dalle recenti elezioni politiche in cui si è fatto di tutto per creare 2 sole aree di “tifo”: una a favore della cosiddetta destra e una a favore della cosidetta sinistra (ormai ci hanno insegnato a dire così!).

Tutto il resto era “noia”…voglio dire molti movimenti e partiti politici sono rimasti sconosciuti per tv e stampa….ad esempio ho sentito spesso ripetere (da tutti!) che l’unica donna candidata premier era la Santanchè….beh non era vero visto che sul nazionale era presente anche la D’Angeli. Vabbè….sviste……comunque nel caso di queste due fazioni credo si sia unita la popolazione nella direzione che si voleva far prendere al “sistema”, cioè una specie di sistema maggioritario a due soli partiti….operazione direi quasi riuscita, ma forse questo non è proprio un esempio calzante del discorso che voglio fare (o forse no?  🙂 ).

Poi c’è stata la bufera per le dichiarazioni dei redditi online! E subito sono partiti i sondaggi per capire chi era a favore e chi no….et voilà altro “tifo”. E intanto le persone sicuramente curiose saranno andate a leggere il reddito dichiarato del vicino o del collega per sapere se magari sono pagati più di loro magari avendo meno competenze, ed ecco un altro “tifo” (“io sono meglio e guadagno meno di lui….ma ti pare giusto???”…discorso che si può fare solo con chi ha buste paga (impiegati e operai) visto che degli altri possiamo solo sapere quanto dichiarano non quanto guadagnano). Visto che c’erano….perchè non buttar fango su persone “scomode” tipo Beppe Grillo che dichiara milioni di euro, come quasi tutti i divi dello spettacolo, però, guarda un pò, lui li dichiara tutti e ci paga le tasse…e vabbè. Ma sarà un po’ strano che in poche ore che sono state online le dichiarazioni,  tra i primi nomi di divi c’era quello di Grillo e di altri 3 o 4? Perché non Baudo (che credo sia sicuramente più famoso!)o Bonolis o ancora meglio Mentana e Vespa o chipareavoi?!?!?!? A proposito qualcuno ricorda quanto DICHIARAVA la Ferilli???  🙂 D’altronde quelle erano le dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche…e quelle giuridiche? Altrimenti non capisco come Benetton possa dichiarare meno della Litizzetto!  🙂

Comunque, a parte tutti i discorsi in merito….si sono nuovamente create due sacche di tifo del pro e contro, probabilmente creando anche molti malumori tra la gente per le disparità di dichiarazioni dei redditi.

Non bastava? Voilà…nuovo governo nuove idee! E’ da un po’ che si parla degli “statali fannulloni”, grave problema dell’Italia (non la burocrazia che rende inefficiente il pubblico), e spunta il nuovo ministro della Funzione Pubblica a dichiarare che licenzierà gli statali fannulloni. E subito a partire i sondaggi pro e contro…nuovo “tifo” e altra spallata ad una parte di società. Poi giustamente un problemino come la burocrazia italiana si risolve facilmente mettendo online le pagelle degli scolari! (sicuramente qui non vale il concetto di privacy come per le dichiarazioni dei redditi!  🙂 ).

Siamo un popolo malato di “tifo” a partire dal calcio, passando per la politica, per finire alla società!

Mah…come dicevo all’inizio sembrano notizie senza un filo logico…mah…vi lascio con un punto interrogativo e con una reminescenza scolastica che sono andato a rinfrescare leggendo su wikipedia e che vi riporto di seguito…

DIVIDE ET IMPERA (tratto da wikipedia.it)

Divide et impera (pronuncia: dìvide et ìmpera) è una locuzione latina che tradotta letteralmente significa dividi e domina.

Tecnica politica

In politica e sociologia si utilizza per definire una strategia finalizzata al mantenimento di un territorio e/o di una popolazione, dividendo e frammentando il potere dell’opposizione in modo che non possa riunirsi contro un obiettivo comune. In realtà, questa strategia contribuisce ad evitare che una serie di piccole entità titolari di una quantità di potere ciascuna possano unirsi, formando un solo centro di potere, implementando così una nuova e unica entità più rilevante e pericolosa. Per evitare ciò, il potere centrale tende a dividere e a creare dissapori tra le fazioni, in modo che non trovino mai la possibilità di unirsi contro di lui.

Quindi questa tecnica permette ad un potere centrale, che può essere un governo dispotico, o un governatorato coloniale-imperialista, numericamente modesto, di governare e dominare su una popolazione sensibilmente più numerosa.

Elemento tipico di questa tecnica consiste nel creare o alimentare le faide e i dissapori tra le fazioni autoctone: facendo ciò si contribuisce all’indebolimento e al successivo deterioramento dei rapporti tra le fazioni o le tribù dominate, rendendo impossibili eventuali alleanze o coalizioni che potrebbero mettere in discussione il potere dominante. Altra caratteristica è il concedere aiuti e promuovere eventuali tendenze a rendersi disponibile e fedele al dominatore. Questa tecnica è applicabile solo se accompagnata da abilità e conoscenze politiche nei suoi campi specifici: scienze politiche, storia politica e psicologia generale e nella fattispecie politica.

Comunque il “divide et impera” risulta applicabile e rende risultati soddisfacenti, soprattutto se applicato a società frammentate e frammentarie, coinvolte già in uno scenario d’equilibrio tra le tribù o le fazioni interne. Venne applicata soprattutto per l’amministrazione dei grandi imperi, che grazie ad essa riuscirono a controllare territori con forze armate esigue.

Nel mondo moderno

Un esempio moderno si poteva veder applicato nell’impero coloniale britannico, più precisamente in India, dove gli inglesi utilizzavano marginalmente i loro eserciti, ma al contrario alimentavano le diatribe tra le tribù che combattevano l’una contro l’altra, ignare che cosí facendo semplificavano il governo e il dominio dei britannici. Nello specifico, gli inglesi mantennero i confini regionali tra le varie etnie indiane, per preservare le diversità culturali e linguistiche nonché gli attriti e le rivendicazioni territoriali di un’etnia sull’altra, e per mantenere i dissapori e i contenziosi di carattere religioso e sociale. Difatti, questa situazione sopravvisse anche all’indipendenza delle Indie Britanniche, che sfociarono in una serie di lotte interne al subcontinente indiano, che frammentarono quello che un tempo era il grande impero indiano-britannico in 6 stati indipendenti (India, Pakistan, Nepal, Bangladesh, Bhutan e Sri Lanka) invece che in una grande entità nazionale. Le diatribe e i contenziosi tra etnie avevano vinto sulla volontà di un popolo di costituire una nazione unita.

 

 

 

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~ di Starbearer su 14 maggio, 2008.

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